{"id":3552,"date":"2018-09-24T09:10:14","date_gmt":"2018-09-24T09:10:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertapugno.it\/sitonuovo\/?page_id=3552"},"modified":"2023-08-05T18:02:40","modified_gmt":"2023-08-05T18:02:40","slug":"immagineparola","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.robertapugno.it\/sitonuovo\/immagineparola\/","title":{"rendered":"Immagineparola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center; font-size: 22px;\">Case Romane del Celio<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Roma<br \/>\nmaggio \u2013 giugno\u00a02018<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Core Edizioni<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">testi<br \/>\n<i>Mariana Giustini\u00a0<\/i><br \/>\n<i>Simona Maggiorelli\u00a0<\/i><br \/>\n<i>Franco D\u2019Agostino\u00a0<\/i><br \/>\n<i>Giampiero Minasi\u00a0<\/i><br \/>\n<i>Roberto Toso\u00a0<\/i><br \/>\n<i>Eva Gebhardt<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"title\"><a href=\"https:\/\/www.robertapugno.it\/sitonuovo\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/A339C26E-221A-4228-8977-6999BE0AE452.jpeg\" rel=\"lightbox[3552]\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-3555 alignleft\" src=\"https:\/\/www.robertapugno.it\/sitonuovo\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/A339C26E-221A-4228-8977-6999BE0AE452-243x300.jpeg\" alt=\"A339C26E-221A-4228-8977-6999BE0AE452\" width=\"243\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.robertapugno.it\/sitonuovo\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/A339C26E-221A-4228-8977-6999BE0AE452-243x300.jpeg 243w, https:\/\/www.robertapugno.it\/sitonuovo\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/A339C26E-221A-4228-8977-6999BE0AE452-828x1024.jpeg 828w, https:\/\/www.robertapugno.it\/sitonuovo\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/A339C26E-221A-4228-8977-6999BE0AE452.jpeg 1483w\" sizes=\"(max-width: 243px) 100vw, 243px\" \/><\/a>da &#8220;PRESENTAZIONE&#8221;<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 11\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Una forma d\u2019arte, quella delle immagini della pittrice-filosofa Roberta Pugno, e una forma di sapienza, quella dei percorsi etimologici di Antonio Di Micco, si incontrano per raccontare di un possibile dialogo tra l\u2019universalit\u00e0 del \u201cpensiero per immagini\u201d e la profondit\u00e0 della storia delle parole, impronte percepibili di trasformazione culturale.<br \/>\nI temi affrontati sull\u2019essere umano, sulla identit\u00e0 personale e sociale, sono di quelli intorno a cui si sta svolgendo l\u2019ampio dibattito politico-culturale che, in un periodo di crisi sistemica come la nostra, tenta di dare nuove risposte antropologiche ad una diffusa insicurezza che va oltre la sfera economica.<br \/>\nIl progetto si muove ad ampio raggio e tocca dimensioni a volte conosciute, manifeste e condivise, a volte pi\u00f9 profonde, oggetto della sola indagine mentale.<br \/>\nRoberta Pugno, con le sue risonanze e gli affondi nelle tappe pi\u00f9 importanti dell\u2019origine e della storia del pensiero, ci porta di immagine in immagine aprocedere dagli aspetti pi\u00f9 concreti &#8211; la materia delle cose, la fisicit\u00e0 del corpo, l\u2019animismo &#8211; agli aspetti pi\u00f9 filosofici.<br \/>\nll punto di riferimento, consolidato lungo la sua trentennale carriera artistica, \u00e8 la Teoria della nascita, la geniale ricerca e teorizzazione scientifica sulla realt\u00e0 psichica umana dello psichiatra Massimo Fagioli.<br \/>\nAntonio Di Micco arricchisce e oggettualizza questo cammino con il lavoro intorno ad alcune parole: materia, rosso, pensiero, sogno, suono, linea, volto, due, infinito. Parole pregnanti, talune raggiunte attraverso impervi percorsi etimologici, altre riportate al loro significato originario, da cui erano state allontanate al fine di costruire quel linguaggio ambiguo e astratto che caratterizza cos\u00ec spesso la nostra vita sociale. Il lavoro etimologico proposto si avvale delle coraggiose scoperte di Giovanni Semerano che ha svelato l\u2019inganno dell\u2019indoeuropeo e ha portato alla luce, nella ricerca di tutta la vita, una assai pi\u00f9 scientifica origine sumero-accadico-semitica della lingua e della cultura europea.<br \/>\nPer entrambi gli autori ripercorrere il tempo, far emergere scoperte e svolte di pensiero, svelare inganni spesso millenari che hanno permesso alle varie ideologie di controllare la vita di persone e popoli, \u00e8 un metodo di conoscenza irrinunciabile.E questa rivisitazione della storia, espressa in immagini o con la linea della scrittura, trova una magica collocazione in un \u201cframmento importante della Roma sotterranea\u201d come lo definisce Marina Giustini, in cui, nel volgere di alcuni secoli, si susseguono e si sovrappongono le infinite vicende personali degli abitanti intrecciate ai profondi cambiamenti di Roma stessa.<br \/>\nLa pi\u00f9 grande trasformazione, come ci raccontano gli studiosi, fu il passaggio dal politeismo orientale-greco-romano al monoteismo. Una cesura assai visibile in questo prezioso sito anche nel confronto delle differenti modalit\u00e0 pittoriche dei due mondi in cui quello vincente, il cristianesimo, decise purtroppo di porre ai margini della storia: la natura, la donna e una visione gioiosa\u00a0della\u00a0vita.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"column\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>da \u201cSOLTANTO DOPO MILLENNI SI ACCORSE CHE ESISTEVA UNA IMMAGINE SENZA COSCIENZA\u2026&#8221;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 18\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Due grandi volti ci accolgono all\u2019ingresso della esposizione e nella fusione del loro nome, \u201cDonnaimmagine\u201d e \u201cUomoparola\u201d, sembrano suggerirci una corrispondenza assoluta tra i termini. Essi ci annunciano che immergendoci nella storia del mondo romano, si svolger\u00e0 davanti ai nostri occhi anche un\u2019altra storia: la storia del rapporto tra le splendide immagini artistiche di una donna e le sapienti parole di un uomo. IMMAGINEPAROLA, l\u2019altra fusione di termini che d\u00e0 il titolo alla mostra, ci vuole con immediatezza dire di questa realt\u00e0. Ci dice: ora \u00e8 possibile!<br \/>\nL\u2019inizio \u00e8 gentile, ma non possiamo non scorgervi dietro, la forza risoluta del rifiuto di una storia millenaria che viceversa ha voluto imporre la scissione.<br \/>\nLa capacit\u00e0 di immaginare \u00e8 la prima realt\u00e0 dell\u2019essere umano nato, quando la parola \u00e8 ancora soltanto vagito. Cos\u00ec anche agli albori della specie. L\u2019immagine fu subito poetica e potente, esprimendo quanto la parola non era ancora in grado di dire. Parl\u00f2 con le pitture delle caverne.<br \/>\nCi disse, con le Veneri del Paleolitico, di una realt\u00e0 delle donne di partorire, di dipingere, di avere una voce cos\u00ec diversa.<br \/>\nCi disse anche, nella floridezza esagerata di natiche e seni o nella flessuosit\u00e0 di incredibili silhouette, di una realt\u00e0 misteriosa che era fantasia insieme al fluire della vita.<br \/>\nColui che stava ad osservare, l\u2019uomo, non si sottrasse al destino dell\u2019invidioso e, non sapendo riconoscere la creativit\u00e0 propria agli esseri umani, pens\u00f2 religiosamente ad un miracolo. Finch\u00e9 egli riusc\u00ec a mantenere il filo del legame con la donna, anche la parola si tenne stretta a colei, l\u2019immagine, che l\u2019aveva messa al mondo e nutrita. Gattonando, si ripet\u00e9 per millenni nelle favole e nelle leggende, cercando di fissarsi nella voce e nella memoria degli esseri umani.<br \/>\nCresceva intanto e quando riusc\u00ec a sollevarsi sui cunei della scrittura sumera ci raccont\u00f2 unacivilt\u00e0 politeista in cui l\u2019uomo, al centro della nuova societ\u00e0 urbana, si sentiva ormai protagonista della storia. Era Gilgamesh, il re, l\u2019eroe, il semidio, che per\u00f2 non dimenticava di essere stato Enkidu, il selvaggio che era potuto divenire uomo solo grazie agli amplessi con una donna.<br \/>\nLa parola scritta fu perci\u00f2 poesia.<br \/>\nSi fece essa stessa immagine che, mantenendo il calore e gli affetti dell\u2019oralit\u00e0, tramandava ai posteri una sapienza antica in cui la logica necessaria a costruire canali ed edifici non cancellava un modo irrazionale di guardare alla realt\u00e0.<br \/>\nPoi, verso il VI-V secolo. a.C., sembr\u00f2 arrivato il momento in cui la parola, col raggiunto vigore della sua et\u00e0 adulta, potesse farsi concetto, pensiero verbale capace, non pi\u00f9 figlio ma compagno, di unirsi alla immagine, diventando insieme ad essa verit\u00e0 umana e conoscenza condivisa.<br \/>\nFurono religiosi e filosofi che la resero invece vecchia e deforme. Raccogliendo lo svolgersi di credenze religiose e concezioni patriarcali che si erano venute sedimentando nei millenni, prima silenziose, poi sempre pi\u00f9 proterve, fecero dire alla parola che l\u2019immagine era idolatria o una ancella sciocca. Che la donna era il male, che, inferiore agli uomini, poteva riscattarsi solo perpetuando in silenzio la specie.<br \/>\nGli d\u00e8i non parlavano pi\u00f9 con la voce dei poeti. Nella Bibbia, \u00e8 il Dio trascendente invisibile a parlare in prima persona; attraverso il verbo avviene la creazione, con la parola si rivela ai profeti delle tre fedi monoteiste. Negli scritti dei filosofi greci, il Logos \u00e8 parola, ma anche pensiero razionale. Finch\u00e9 i cristiani non unificheranno religione e ragione, e \u201cin principio era il Verbo\u201d star\u00e0 ad indicare la volont\u00e0 razionale del Creatore.<br \/>\n\u201cCos\u00ec il pensiero, di fronte alla donna definita irrazionale e causa della caduta dell\u2019uomo, non varc\u00f2 mai la porta che lo avrebbe condotto alla conoscenza della mente umana. Gener\u00f2 Abele buono e Caino cattivo come se volesse profetizzare la scissione tra inconscio e coscienza dicendo che la ragione deve uccidere la non ragione. Soltanto dopo millenni si accorse che esisteva un immaginare senza coscienza, ma, esso, non fu mai considerato pensiero\u201d.<br \/>\nPerch\u00e9 si potesse parlare di pensiero per immagini, serviva un altro uomo, un uomo che nella donna, il diverso da s\u00e9, sapesse vedere la propria immagine interiore e sapesse trovare le parole per raccontarla. Questo scritto e, crediamo di poter dire, questa mostra, sono un omaggio e un grazie infinito a quest\u2019uomo. A Massimo Fagioli.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 19\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">da \u201cUNA DONNA E UN UOMO\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 20\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Una donna e un uomo. Una sfida.<br \/>\nImmagini nate dal corpo e un pensiero che cerca di avvicinarsi<br \/>\nsempre di pi\u00f9 all\u2019origine. L\u2019origine che non fu la parola.<br \/>\nLa capacit\u00e0 di immaginare. L\u2019origine materiale.<br \/>\nUna parola che racchiude la luce e gli affetti di una vita<br \/>\npu\u00f2 diventare inspiegabilmente&#8230; un pesce&#8230; una giraffa&#8230;<br \/>\nLa fantasia che parla a modo suo: un sorriso, un gesto &#8211; ed \u00e8 tutto cambiato.<br \/>\nNel percorso della mostra di sala in sala la dialettica tra parole ed immagini<br \/>\nci commuove, ci spaventa, ci sorprende, ci fa gioire.<br \/>\nLa dialettica indicibile, lo scontro inafferrabile di due vite, vicine e lontane,<br \/>\nche momento per momento trovano il coraggio di rischiare:<br \/>\n\u201cIl mio nome \u00e8 rosso!\u201d \u201cSono pi\u00f9 rossa io!\u201d<br \/>\nLe opere ricche e profonde di Roberta Pugno trovano<br \/>\nun contrappunto maschile nella ricerca sulle parole di Antonio Di Micco.<br \/>\nEsperimento ambizioso che sorprende nella sua novit\u00e0 assoluta<br \/>\nspazzando via gli accostamenti tra parole e immagini dell\u2019arte contemporanea<br \/>\nche il pi\u00f9 delle volte risultano freddi, lunari, cervellotici.<br \/>\nIn questa danza tra due identit\u00e0, umane e artistiche,<br \/>\nci troviamo trasportati da una corrente calda ed armonica,<br \/>\npiena di significati multisfaccettati.<br \/>\nDue linee che si sfiorano, si incrociano, si accompagnano, verso l\u2019infinito.<br \/>\nIl tuo volto \u00e8 la mia immagine interiore.<br \/>\nIn mezzo a bellissimi e antichi affreschi<br \/>\ntroviamo, e riscopriamo, di fronte a noi parole e immagini<br \/>\nin un rapporto che \u00e8 sempre stato pensato impossibile.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\"><\/div>\n<div class=\"layoutArea\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 21\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>E quindi al di l\u00e0 degli accostamenti astratti dell\u2019arte concettuale<br \/>\nnon si \u00e8 nemmeno tentato di superare questa scissione<br \/>\nsancita da millenni tra parola e immagine.<br \/>\nIl salto temporale tra l\u2019antichit\u00e0 del sito e la proposta attualissima<br \/>\ncrea un movimento che ci fa pensare ad una spirale<br \/>\nche genera un vortice propulsivo che ci fa viaggiare lontani.<br \/>\nCome in un sogno ci sembra di intravedere<br \/>\nche all\u2019origine del linguaggio non c\u2019era la consueta scissione<br \/>\ntra affetti ed espressione verbale, tra sentire e concetti.<br \/>\nLa parola vera \u00e8 quella che vibra e nel suono ci trasmette<br \/>\nuna immagine indefinita, carica di sensazioni, vissuti, rapporto umano.<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec che, dopo mesi e mesi di silenzio e suoni non verbali,<br \/>\nnasce nell\u2019essere umano la parola<br \/>\nin cui risuona il primo vagito del neonato.<br \/>\nSe possiamo facilmente osservare che cos\u00ec accade<br \/>\nanche oggi per ogni bambino, in qualunque lingua,<br \/>\npossiamo immaginare che fu cos\u00ec all\u2019inizio del genere umano.<br \/>\nNasce la parola, che sia nell\u2019Homo Sapiens o nel Neanderthal,<br \/>\nsappiamo che nasce sullo sfondo delle meravigliose pitture silenziose<br \/>\nche troviamo nelle grotte o su pareti rocciose riparate.<br \/>\nLa grandiosa scoperta di Massimo Fagioli<br \/>\nsulla nascita dell\u2019essere umano ci dice<br \/>\nche prima del vagito del neonato ci sono venti secondi di silenzio.<br \/>\nVenti secondi in cui tutti sospendiamo il fiato<br \/>\nper poi commuoverci in una emozione travolgente.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>di <em>Eva Gebhardt<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">sfoglia il catalogo<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><div class=\"_3d-flip-book  fb3d-fullscreen-mode full-size\" data-id=\"3584\" data-mode=\"fullscreen\" data-title=\"false\" data-template=\"short-white-book-view\" data-lightbox=\"dark-shadow\" data-urlparam=\"fb3d-page\" data-page-n=\"0\" data-pdf=\"\" data-tax=\"null\" data-thumbnail=\"\" data-cols=\"3\" data-book-template=\"default\"><\/div><script 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